Dal franchising 22mila posti

il sole24ore

Giacomo Bassi

Oltre 54mila punti vendita, 884 gruppi industriali italiani ed esteri, un fatturato di 22 miliardi e una crescita annua di settore del 2 per cento. I numeri del franchising in Italia continuano a essere in positivo e anche i primi mesi del 2012 (che hanno visto sul fronte normativo novità che potrebbero spingere ancora il comparto) confermano il trend di aumento del giro d'affari che si è registrato nell'ultimo quadriennio. 
La crisi non sembra aver colpito il commercio in affiliazione, che è anzi diventato un canale di assorbimento di giovani e meno giovani in cerca di un impiego, e che ha creato in un anno oltre 22mila nuovi posti sia nelle grandi catene sia in quelle più piccole. «Dal 2007 a oggi abbiamo assistito a una serie di fenomeni convergenti – spiega Fabio Pasquali, presidente della società di consulenza Az Franchising –: da un lato il commercio tradizionale ha avuto enormi difficoltà, dall'altra sempre più persone hanno compreso i benefici dell'affiliazione, che consente di minimizzare le criticità connesse all'apertura di un negozio». Da qui la crescita del comparto, con effetti anche sull'occupazione: «Dalle nostre analisi emerge che chi si è già affiliato o vuole affiliarsi a un brand – dice Pasquali – è spesso un under 35, ma sono in aumento anche i manager fuoriusciti dalle aziende. Il franchising è una sorta di nuova frontiera per l'occupazione». Frontiera che però, dicono gli aderenti a Confimprese (Autogrill, Feltrinelli, Geox, Calzedonia solo per citarne alcuni), va sostenuta con un potenziamento dei contratti di apprendistato (5.548 quelli attivi a tutt'oggi) e con il mantenimento delle agevolazioni per quelli a termine: «Le nostre imprese – spiega Pasquali – si confrontano con flussi della domanda che cambiano repentinamente, per rispondere ai quali si ricorre a tutte le formule contrattuali flessibili, dall'apprendistato alla somministrazione. Quest'ultima però non deve essere ulteriormente tassata, pena l'indebolimento delle occasioni d'impiego per i giovani». Che sono appunto i più interessati agli sviluppi del comparto. Una ricerca di BeTheBoss.it, portale leader del franchising, in collaborazione con QuickFair, specializzata nella realizzazione di fiere low cost, conferma questo identikit del franchisee. Dall'analisi, di tipo qualitativo, emerge che le fasce di età più rappresentate da Nord a Sud sono quelle tra i 30 e i 40 anni (35,6% degli affiliati), che il contatto con il mondo del franchising è avvenuto nell'ambito della ricerca di un lavoro (tra il 72,4%) o navigando in internet (51,7%) e che coloro i quali vorrebbero aprire un punto vendita hanno nella maggior parte dei casi un impiego a termine (46,4%) o a tempo indeterminato (29,2%). I settori di attività scelti, sulla base delle prospettive economiche del comparto (73%) o degli interessi personali degli affiliati (46%), sono diversi: per gli uomini il food e la telefonia, per le donne l'abbigliamento. Tra le difficoltà segnalate, l'eccessivo importo dell'investimento iniziale necessario per affiliarsi (21,8%) e le condizioni proposte dal franchisor (43,6%): «Il franchising crea non solo nuove imprese ma anche nuova occupazione nei punti vendita – commenta Giuseppe Bonani, consigliere di BeTheBoss.it e co-fondatore di Assofranchising –. Si stima che ogni punto vendita dia lavoro in media a tre persone. Ma per far decollare il comparto serve più dialogo tra franchisor e franchisee, che spesso lamentano difficoltà di comunicazione e di accesso alle informazioni».

 
 
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